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Ecco la sezione dedicata la sommo maestro di vita, allenatore e ex calciatore Rashid Mohammed Abbas. Speriamo presto ci regalerà un altro campitolo della sua storia! |
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IL MAESTRO DI VITA > L’ALLENATORE NEL PALLONE |
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UN ALLENATORE NEL PALLONE
Il compito più importante per un allenatore, oltre che quello di essere una “guida” per i giovani calciatori ,è sicuramente quello di metterli in campo in modo che possano “coprire “il campo nella maniera migliore, farli giocare senza problemi e garantire un gioco dignitoso. È proprio considerando queste priorità che si compie la scelta del modulo di gioco. La scelta di questo si può formulare o in base alle caratteristiche dei giocatori a disposizione (cosa consigliabile quando si allenano giovani) o si sistemano i calciatori in base ad un idea collaudata di gioco che l’allenatore ha sperimentato in tutti i suoi dettami (cosa che succede per quasi tutte le formazioni delle categorie maggiori). La mia idea di gioco si avvicina molto ad un 4-3-3 tendenzialmente equilibrato con le punte laterali che coprono il centro campo in fase di possesso palla avversario divenendo un 4-5-1 ma sempre pronti a ripartire , in questo senso vengono aiutatati da un centrocampo muscolare ed una punta centrale “boa” abile nel gioco areo capace di pressare la difesa avversaria alzando il baricentro della squadra ,e di far sponda per gli attaccanti laterali ed il centrale di centrocampo ,il più dotato tatticamente ,che detta i tempi della manovra .Ovviamente non tutti gli anni ho giovani con tutte queste caratteristiche e cosi mi sono trovato ad usare altri moduli , ma sempre con coerenza e con il consenso dei ragazzi. Nella mia carriera però non sempre trovato allenatori capaci di capire questo aspetto della tattica , il caso più clamoroso l’ho avuto quando stavo al Bomba nel 1988, come avrete potuto leggere dalla mia biografia , in quella squadra sono rimasto solo un anno e l’ho dovuta abbandonare a causa di dissidi con l’allenatore, dissapori di cui ora vi spiego l’origine. Quando avevo firmato il contratto sapevo che la squadra che si stava allestendo non era scarsissima, che l’ambiente non era molto esigente ma che lo staff tecnico non era gran che ,il mister non aveva certo un carattere facile e poi c’era il fatto che era estremamente filo-societario dato che era il cognato del presidente. Ma pensavo che tutto sommato sarebbe stata una esperienza buona e poi avevo bisogno come il pane di un ambiente tranquillo dopo quello che era successo gli anni prima. In ritiro rimasi sorpreso del fatto che a due settimane dall’inizio della stagione non avevamo ancora mai parlato di tattica e moduli , il mister (soprannominato “scimmia”) ci preparava sulla parte atletica e ci disse più volte che avrebbe voluto dei giocatori duttili e capaci di ricoprire più ruoli. Ad una settimana dall’inizio della stagione ci disse che voleva che giocassimo un difensivissimo 1-3-5-2 in cui io avrei dovuto essere al centro del centrocampo, in effetti tutti eravamo favorevoli a giocare ad uomo col libero staccato dietro ,era il più semplice da imparare in poco tempo e grosso modo un po’ tutti c’erano abituati. Così scendemmo in campo la prima partita della stagione, giocammo in casa e alla fine del primo tempo stavamo già in vantaggio di una rete; tornammo negli spogliatoi , il clima fra noi era tranquillo come sempre, qualcuno era un po’ stanco , qualche altro un po’ acciaccato ma nel complesso tutto tranquillo, fin quando non entra il mister avvelenato come se gli avessero rubato tutte le gomme della macchina , e ci fa il classico “cazziatone” dicendoci che eravamo lenti, prevedibili e che la squadra era troppo lunga. Ad un certo punto la “scimmia” ci dice di cambiare modulo : il libero spariva e si passava ad un più aggressivo 3-4-3 nel tentativo di chiudere la partita al più presto possibile, io da regista passavo a difensore centrale i due terzini diventavano ali di centrocampo e dovevano fare tutta la fascia e l’altro mediano solo perché era alto 1.85 passava a fare la punta centrale. I compagni lo guardavano stralunati ,mentre spiegava questi nuovi movimenti, mai provati in allenamento e sinceramente anche io ero molto perplesso , dato che da stopper non c’avevo mai giocato. Entrammo in campo ed iniziò un calvario lungo 45 minuti, io correvo dietro la punta laterale della squadra avversaria , piccolo come un comodino ma agile come una rana che mi scappava regolarmente dato che aveva il triplo della mia velocità , ma quelli messi peggio erano i due terzini che avevano rispettivamente 32 e 35 anni costretti a fare su e giù per tutto il campo, bianchi come cadaveri , uno con un infarto prossimo e l’altro che invece dell’acqua chiedeva alla panchina l’inalatore per l’asma. Il mister dalla panchina si sbracciava in continuazione, chiamando movimenti di cui non sapevamo neppure l’esistenza , ed il pubblico cominciò rumoreggiare e rivolgendosi a me chiaramente distinsi questa frase :<< guarda quello quanto è lento non sapevo che avessero messo la moviola in campo!!>>. Prendemmo 2 gol e il modulo cambio di nuovo, a 3-1-3-3 , con io che passavo a mediano a copertura della difesa e gli ex terzini retrocessi per far guardia al piccoletto, sempre più indemoniato che riuscì a prendersi un rigore per il semplice fatto che uno dei suoi marcatori gli si sdraiò sopra esausto. Alla fine perdemmo 4 a 1 e la scimmia ci mandò pure in ritiro ; qui ci comunicò il passaggio al 4-4-2 , dicendoci che almeno quello dovevamo farlo in maniera decente( come se fosse facile impararlo in 5 giorni!!). Nella partita successiva fuori casa, iniziammo con questo modulo , ma al 36° ci disse di attaccare di più e così i cursori di fascia divennero delle ali aggiunte, che facevano su e giù per la metà campo, ci sbilanciavamo troppo ma non stavamo giocando male, il problema era più che altro che io da interno di centrocampo non avevo mai nessuno a cui passare la palla dato che vicino avevo solo l’altro mediano( l’ex terzino trentaquattrenne riciclato) e cosi finivamo che la palla stava sempre nella nostra metà campo che c’è la passavamo fra noi dato che non tornava nessuno. Al primo tempo ci impose in nuovo cambio al 4-3-3 per poi finire la partite di nuovo col 4-4-2, riuscimmo a pareggiarla 0 a 0 ma neppure noi sapevamo come. Col presidente la “scimmia” era tronfio del risultato, e ai tifosi prometteva la tanto agognata promozione , con noi era una iena ci prendeva a bottigliate sul naso perchè diceva che non lo stavamo a sentire ,tattiche che in realtà mai spiegava, adesso con la mia esperienza posso dire che era un debole , un vicchiacco ed anche un po’ rincoglionito; altro che Oronzo Canà era lui l’allenatore nel pallone!! Chi provò a dirgli qualcosa come me fu relegato in panchina, altri cercarono in tutti i modi di starlo a sentire , giocavano più che altro come ci veniva e alla fine vincemmo anche una partita in casa con l’ultima in classifica grazie ad un rigore che non c’era, la stampa dapprima né face un mago poi perdemmo tutte le altre partite e divenne una vittima dei “suoi” sfaticati calciatori, degli arbitri “cattivi”, dell’illuminazione del campo ,dell’erba alta o degli infortunati. Retrocederemmo e non fu mai esonerato, ma un giorno prima la fine della stagione mi tolsi forse una delle più grandi soddisfazioni della mia vita. Alla fine della partita approfittai della confusione dei fischi e dalla calca che c’era sempre all’imbocco negli spogliatoi, la “scimmia “ fu coinvolto nella calca e rimase per un po’ imbottigliato in mezzo a giocatori, raccattapalle ,arbitri, che volevano entrarvi , notai che proprio lì di fronte c’era un fotografo , presi un paio di mutante e gli e le misi sulla sua testa calva, lui non si accorse di ciò che stavo facendo , ma il fotografo, che aveva sentito il mio urlo da animale delle caverne si ,e scattò una foto che fece epoca e che conservo ancora gelosamente fra i miei più cari ricordi. Questo è tutto gente Un saluto a e presto Rashid Abbas |