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Ecco la sezione dedicata la sommo maestro di vita, allenatore e ex calciatore Rashid Mohammed Abbas. Speriamo presto ci regalerà un altro campitolo della sua storia! |
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IL MAESTRO DI VITA > IL PORTASFORTUNA I |
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CAPITOLO 3 (parte prima)
Una cosa che ho sempre pensato è che nel calcio vi siano alcune variabili che determinano il risultato finale di una partita e che non hanno niente a che fare con la bravura degli allenatori o dei calciatori. Mi riferisco ,al tempo atmosferico, alle motivazioni al pubblico ma soprattutto alla fortuna. Tutti gli allenatori per quando lo neghino sono scaramantici, io fino a qualche tempo fa non rientravo fra questi ma mi sono dovuto ricredere….Ho un ragazzo in squadra ,di origine sudamericana, si chiama S. V. F. Paquete ,quando l’ ho visionato alla scuola calcio mi sembrava un buon elemento, è alto la metà di un palo della porta ma apparte questo con i piedi ci sa fare , è poi è molto veloce. Come tipo è un po’ ombroso, non lega molto con i compagni e forse è anche per questo che è cominciata questa sua nomea , o forse per il fatto che tutte le volte che lo facevo entrare a partita incominciata , gli altri o pareggiavano o vincevano! In allenamento ho cominciato a farlo giocare come fantasista dietro le punte,( con buoni risultati direi) ed anche lui ha cominciato a credere di poter ricoprire quel ruolo. Il sabato successo quando diramai i convocati per la partita del giorno successivo non l’avevo messo nella lista , lui se né andò sbattendo la porta, io non ci feci caso li per li, ma dopotutto non potevo fidarmi così presto di lui. La domenica successiva quando al campo vidi i miei giocatori vidi che il fantasista titolare e quello di riserva erano in condizioni pietose, il primo mi si è presentato tutto fasciato , con punti e morsi ovunque ,era stato azzannato dal cane del suo vicino di casa (per la cronaca il cane era un volpino) e a mala pena riusciva a star in piedi, il secondo stava ancora peggio ,aveva la testa fasciata ed una gamba ingessata ,tornando a casa con la bicicletta è stato investito….da un’ape piaggio. Insomma ho dovuto cambiare modulo, proprio con la prima in classifica ed abbiamo perso 4 a zero, di Paquete non c’era traccia! Il lunedì successivo divisi gli esercizi da fare per quelli che avevano giocato e quelli che non l’avevano fatto, poi alla fine presi Paquete da parte e lo rimproverai per la sua reazione del sabato e gli spiegai perché ancora non mi sentivo di farlo giocare ,lui diceva di capire le mie motivazioni, ma quando gli preannunciai che la domenica successiva non l’avrei ancora convocato abbassò gli occhi e non disse più niente. Aspettai che i miei giovani calciatori andassero via alla spicciolata e cominciai ad incamminarmi pure io, entrai nel mio spogliatoio ,aprii il borsone e via via tiravo fuori le cose che avrei dovuto mettere, quando d’improvviso vengo colpito da un’ oggetto alla testa e cado per terra tramortito, era la plafoniera della stanzetta . Mi rialzai solo dopo qualche ora, avevo graffi e tagli su collo e spalle ,cercai di togliere i vetri come potevo ,ma non si vedeva niente, fuori era tutto buio , non sapevo che ora era ma era tardissimo, i riflettori del campo erano spenti, avevo detto io al custode di lasciarli spenti per risparmiare un po’ di corrente. Cercai di rivestirmi come potevo ed uscii fuori, iniziai a chiamare il custode, ma non veniva nessuno, ero solo, tutti i cancelli erano chiusi. Andai per prendere il mio cellulare, ma non aveva più nemmeno un “tacca “di carica, mia moglie con le sue chiamate l’aveva scaricato del tutto , appena provai a chiamare Alberto (il mio direttore sportivo), si spense inesorabilmente , in compenso sapevo che erano appena le 23 e mezza ma non mi era molto di aiuto. Non sapevo come uscire , avevo una fame pazzesca , poi di colpo un’idea, andai nel campetto da tennis, lì c’erano i seggiolini del giudice di linea, sapendo sopra quelli sarebbe stato un giochetto arrampicarmi sul muro di cinta ,ed una volta li saltare fuori, dove c’era la mia macchina parcheggiata. Andai per prendere il seggiolino ,iniziai a muoverlo, quando le ruote cigolando fanno quello che mai mi sarei immaginato, svegliano Pablito, per la cronaca Pablito è il dobermann del custode, mi ero scordato lo lascia sciolto la notte…e il disgraziato và a spasso…Cercai di farlo star buono ma da come mi ringhiava forse era parecchio che non mangiava .Non ci riuscivo proprio a farlo star buono …poi d’improvviso mi venne un’altra idea gli lancio il cellulare e lui come tutti i cani va a prenderlo, forse vuol solo giocare; invece niente da fare. Trovai rifugio sopra il seggiolino poi …un’altra idea , gli salto addosso e gli immobilizzo le fauci con i pantaloni, se ci riescono in Australia con gli alligatori perché non ci posso riuscire io!?!? Salto giù dal seggiolino, e dopo una lotta greco romana durata parecchi minuti riesco a legarglieli al collo, e legare altra gamba del pantalone alla carrucola della rete del campo da tennis. Finalmente, anche se infreddolito , potevo realizzare la mia prima idea, portai il seggiolino al muro, scavalcai , (non senza qualche problema) e mi trovai in strada dove c’era la macchina (che fortuna non averla messa nel parcheggio) , arrivato alla portiera però ecco che mi ricordo di una cosa, la più amara dopo una notte del genere..le chiavi stavano nei pantaloni!! Prima passai per un momento di sconforto ,poi vedendo un sasso per terra , mi venne in mente di fare un’incoscienza, raccolsi il sasso e lo scagliai contro il finestrino ,scattò l’allarme ma almeno riuscì ad entrare. Aprii immediatamente il cofano e staccai l’antifurto, troppo tardi però, il suono aveva attirato una pattuglia dei carabinieri nelle circostanze ,pensai che mi volessero arrestare (non so se per atti osceni in luogo pubblico o per furto ) poi al commissariato chiarimmo tutto e potei chiamare mia moglie e riuscii a tornare a casa verso le 5 del mattino. Andai al letto e quando tornai di nuovo al campo, già sapevano tutti quello che era successo, uno dei giocatori mi venne vicino e mi disse :<<visto mister è lui che porta jella…>> io gli domandai a chi si riferisse , e lui continuò: << è lui Paquete non vinciamo più una partita da quando c’è lui , qui tutti lo pensano ma ormai non diciamo niente , neppure lo prendiamo più in giro, a dirla tutta perché abbiamo paura>>. Io lo riproverai di aver pensato simili cose, ma sotto sotto volevo non crederci. Al termine dell’allenamento parlai con la squadra e feci un discorso molto in senso lato su quello che bisogna credere o meno nel calcio e non solo mi raccomandai di non farsi condizionare quando la domenica si gioca da cose che nulla hanno a che vedere con la partita, non so però quanti sono riuscito a convincere. CONTINUA... |