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Ecco la sezione dedicata la sommo maestro di vita, allenatore e ex calciatore Rashid Mohammed Abbas.

Speriamo presto ci regalerà un altro campitolo della sua storia!

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IL MAESTRO DI VITA > DESTINAZIONE MONASTERO

DESTINAZIONE MONASTERO

 

Innanzi tutto devo scusarmi con tutti voi per il mio colpevole silenzio, purtroppo gli ultimi mesi sono stati estremamente convulsi ;il finale campionato della mia squadra giovanile è stato una sorta di incubo, fino ad aprile stavamo a metà classifica con speranze di salire posizioni poi di colpo si sono succedute una serie incredibile di sconfitte che ci hanno portato a rischiare la retrocessione; fortunatamente tutto è andato bene con un pareggiotto all’ultima giornata verso i minuti finali.

Così dopo un’annata del genere andrò a ricaricare le batterie in un paesino del Gran Sasso , in un convento da un mio parente frate ; è vero come soluzione è un po’ estrema e fuori mano ma si sta benissimo, c’è calma e silenzio e soprattutto si mangia bene e tanto.

Non è la prima volta che ci vado, ci sono andato anche alcuni fa , quando a causa dei soliti problemi di budget avevo accettato la carica di allenatore della prima squadra. Ero partito il 15 giugno senza moglie ma con la promessa al mio presidente di essere sempre reperibile via cellulare, per eventuali consigli per il calcio mercato, e giunto in paese ho dovuto lasciare la macchina vicino al fienile del “Sor Peppino “ e proseguire a piedi lungo il sentiero.

Era la prima volta che andavo al monastero e non ero praticissimo dei percorsi che portavano lì ;mi avevano detto di seguire diritto lungo la strada dei campi, oltrepassare il ruscello passando sui sassi e poi camminarci vicino verso il la montagna , così evitavo il bosco e dopo paio di km mi sarei trovato nei pressi del luogo sacro. Non mi hanno mai fatto paura un dozzina di km a piedi e poi da bravo boyscout ammuffito un po’ trekking non poteva che farmi bene , e così sceso dalla macchina inforcai lo zaino , il binocolo, e la borraccia a tracollo e mi misi in cammino. Un po’ per il caldo, un po’ per la fatica neppure ero arrivato al ruscello e già stavo collassando  ; il sudore (incentivato dal fatto che mi ero vestito tipo Arold Massner sul K2), le zanzare assassine che non mi davano tregua e le quattro storte che mi ero preso in neppure cinque km di cammino, mi rendevano alquanto irritabile anche per il fatto tutto vedevo di fronte a me all’infuori di un ruscello. La pianura era una specie di deserto, non c’era nessuno e avevo la vaga sensazione che mi avessero preso in giro; certo di solito si dice “scherzo da prete” e non “scherzo da frate” ma chissà che non abbiano deciso di aggiornarsi… Così vedendo un bella quercia decisi di sdraiarmici sotto e fare un pausa di qualche minuto sotto la sua fresca ombra ; tirai fuori il panino con la porchetta che mi ero fatto fare in paese e mi misi a banchettare ,dopotutto stavo sempre in vacanza! Nessuno può capire come stavo da Dio lì sotto , presi il cellulare per sentire se a casa stavano tutti bene ,dato che in convento non potevo chiamare dato che non hanno il telefono lì; sentii mia moglie che stava impegnata nei suoi esercizi joga ma prima di riattaccare sentii un fruscio di foglie come se qualcuno o qualcosa si muovesse sopra queste, mi girai e capii chi era l’artefice dello strano movimento : un cinghiale. Faccio appena in tempo ad alzarmi che questo abbassa il muso per sentire l’odore del panino che nel frattempo mi era caduto,ci sbuffa sopra un paio di volte e poi rialza il muso e comincia a fissarmi, pensai che spiegargli che quello non era suo parente non poteva servire,e così cominciai a correre più veloce che potevo , questo fece altrettanto, gli tirai lo zaino ma riuscì ad evitarlo e così pensai soltanto a correre ancora di più ,più forte che potevo, senza mai guardarmi indietro. Dopo poco mi girai , e non vedendolo dietro di me pensai di essere salvo, e così mi fermai per rifiatare un attimo; avevo perso lo zainetto ma in compenso cominciavo a sentire un rumore nelle vicinanze,ero vicino al ruscello,finalmente, a quel punto avrei dovuto solo attraversarlo e dopo poco sarei arrivato al monastero.

Quando giunsi alla riva la sorpresa fu notevole nel vedere che il “ruscello” non era tanto piccolo, stretto e caratteristico, anzi ,era una specie di fiume, senza “sassi sponda” e con una corrente da far paura anche al più agguerrito salmone. L’unico modo per oltrepassarlo era nuotare da una riva all’altra e così feci, mi spogliai , e legai la giacca e gli scarponi con i pantaloni in un unico fagotto e me lo misi sulla testa. Forse pochi possono capire come mi trovavo e cosa significa immergersi i colpo in un fiumiciattolo di montagna, ma vi posso dire che l’acqua era talmente fredda che il sangue mi si è come congelato , anche tanto tempo dopo ho avuto il sentore che qualcosa di me era ancora rimasto ibernato e ciò mi ha esonerato dai doveri coniugali per qualche mese. La traversata è stata tutt ’altro che agevole , la corrente era fortissima e non si vedeva bene il fondo, così urtai con un masso , mi sbilanciai e mi cadde in acqua il fagotto dei vestiti. Riuscii a riprenderlo ma ormai i vestiti erano tutti bagnati e così, mi sbrigai ad arrivare all’altra sponda e cercai di asciugarli, appendendoli sui cespugli. Vi confesso che già cominciavo a ripetermi dentro di me :<<chi me lo ha fatto fare..!>> ; il dubbio è divenuto certezza nel momento in cui ho tirato fuori i cellulare dalla tasca della giacca, completamente zuppo e totalmente inutilizzabile, in quel momento mi sono sentito smarrito.

Stetti qualche ora aspettando che il sole asciugasse i miei vestiti, poi me lì rimisi e ripartii per il monastero, dato che in montagna il sole tramonta prima che negli altri posti,e non avevo la più pallida idea di dove fossi, non avevo bussola, riuscivo pochissimo ad orientarmi , ma soprattutto avevo il sentore che i prossimi giorni mi avrebbe preso un’influenza con i fiocchi!

Saranno state le 18 su per giù e già non vedevo più la terra che stavo calpestando, il bosco era fittissimo,  pieno di bestie notturne che non facevano altro che osservarmi e fare strani richiami, come se non avessero mai visto un bipede da queste parti, in particolare c’era una civetta (disgraziata e fetente) che secondo me mi stava seguendo , non so perché ma  la sentivo sempre vicino, lei e il suo richiamo penetrante che mi rimbombava nella mia testa ,accompagnato al borbottio del mio stomaco,facevano sempre più crescere in me un’angoscia senza fine. Così spinto dalla stanchezza mi sdraiai sotto un albero e decisi di spettare li la fine della notte; purtroppo non avevo niente per accendere un fuoco e non sono stato fortunato nei vari tentativi con legnetti o sassolini picchiati uno contro l’altro( quelle sono cose che riescono solo nei film!!) e così feci un cuscino con le foglie degli alberi e mi coprii con la giacca. Mi risvegliai nel comodo letto del monastero, i frati non vedendomi arrivare avevano mandato gente a cercarmi, ero uno straccio ma almeno ero tutto intero.

Sono stato due settimane benissimo ,anche se forse un po’ troppo fuori dal mondo, tanto è vero che giunto a casa appresi svariate brutte notizie; il presidente ,per risparmiare, aveva comprato quattro giocatori a parametro zero con la media di 35/36 anni, due in prestito e ben sei in convalescenza dopo drammatici infortuni e mi aveva smembrato la squadra. Quello è stato un anno ancora peggio di questo (calcisticamente parlando), ma stavolta è diverso ,non vado da solo ,con me verrà anche il presidente ,chissà se dopo tanta spilorceria non possa redimersi , dopotutto prima o poi deve morire anche lui.

Un saluto e a presto

Rashid Abbas

 

 

 

 

IL MAESTRO DI VITA