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Ecco la sezione dedicata la sommo maestro di vita, allenatore e ex calciatore Rashid Mohammed Abbas.

Speriamo presto ci regalerà un altro campitolo della sua storia!

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IL MAESTRO DI VITA > UNA SOCIETA’ PRIVATA DI TUTTO

UNA SOCIETA’ PRIVATA….DI TUTTO

 

Una costante nella mia carriera è stata sicuramente quella di non essere mai capitato in società economicamente tranquille, senza far nomi ,in alcune gli stipendi arrivavano dopo mesi e mesi di ritardo ,in altre non arrivavano proprio, molte volte mi è capitato di andare in ritiri-bettole, o di avere i palloni contati in allenamento, ma niente di tutto questo è paragonabile a quanto vissuto in soli tre mesi al Dartmonth .

Era il luglio1997 , al mio procuratore, (chelopossinammazzallo!), capitò per le mani la richiesta di questa squadra di 3° categoria, mi diceva che ci tenevano davvero molto a tesserarmi e io anche un po’ attratto dall’esperienza accettai con piacere.

La cittadina non era brutta (di più), si trattava di una località portuale, di quelle che dopo le case davanti al porto e lungo gli approdi  non  c’era niente altro, però mi dicevano essere “tranquilla” ,la squadra era l’unica attrattiva per la popolazione ed in questa si concentravano le speranze e i sogni di uscire dall’anonimato di tutti. Mi avevano parlato della cordialità dell’ Inghilterra del sud, ora che ci sono stato posso dire che è una colossale bufala; cercate di capire ,non volevo certo i tappeti rossi, ma uno striscione di benvenuto con su scritto “o ci salvi o t’ammazziamo “ non è certo il massimo della vita. Come se non bastasse, pioveva un giorno si e l’altro pure , la foschia mattutina perdurava fino a mezzo giorno inoltrato e certe volte non se né andava via del tutto , c’era un puzzo di pesce davvero nauseabondo , le case erano abbastanza diroccate di stile vittoriano ma di un colore indefinibile, ed è l’unico posto al mondo dove i cani randagi erano stati surclassati dai ratti randagi, i quali grattavano alle porte delle case per avere cibo. La presentazione l’abbiamo fatta nel bar-ristorante della piazza, su di un muro accanto alla testa di un tonno c’era la scritta “la direzione non si assume la responsabilità per la presenza di petrolio nel pesce”, non mi sentivo tanto bene (forse la sogliola che avevo mangiato mi aveva fatto male) ed il mio disagio aumentava per il fatto che non capivo le domande che mi stavano facendo, presi un digestivo ma fu inutile, allora andai al bagno, aprì la porta e nel wc trovai un’ altro pesce vivo che vi nuotava dentro ansiosamente, immediatamente capii che era la specialità per il giorno successivo.

Il campo d’allenamento era anche peggio, dato che in origine era quello della parrocchia potevamo allenarci solo quando i lupetti scout stavano a scuola o in qualche missione  , ci sono state occasioni per fare delle partite amatoriali con loro, ma al minimo contrasto o dribbling nostro s’arrabbiavano e tiravano fuori il coltello, dopo un paio di episodi spiacevo avevamo deciso di non parlarci più e appena arrivavano c’ è ne andavamo silenziosamente.

Il nostro allenatore, segnato dalla vita e dalle sconfitte ricevute (specie sulla faccia), ci faceva allenare con i palloni fatti con i nodi di corda, le tute, gli scarpini e tutta l’attrezzatura dovevamo portarcela da casa. Lo stadio dove giocavamo, che tutti mi avevano detto essere un gioiello, era solo per metà costruito ,c’erano una curva delimitata da un lato da delle transenne e dall’altro da un distinto, ed un tribuna (o almeno quello che né rimaneva dopo le contestazioni del 1992), erano talmente vicine al campo, che se tiravano i bulloni o i sassi facevano male allo stesso modo. Alla terza sconfitta in casa di fila ,la polizia mi consigliò di non muovermi più dal mio appartamento se non per motivi importanti, per andare al campo d’allenamento mi dovevo vestire da monaca o da mendicante, poi la domenica dato che neppure loro riuscivano a mantenere l’ordine pubblico ci dissero da farci venire a prendere dall’autoambulanza, dato che con quella non c’era pericolo di accerchiamenti.

Nell’ottobre notai che non mi erano stati corrisposti gli stipendi , telefonai più volte al presidente malgrado le sue promesse i soldi non arrivavano mai (non è che io sia molto attaccato al denaro, ma anche io ho le mie spese da sostenere ), e così mi rivolsi al tribunale per avere il dovuto. A poche ore dal fatto si raggruppò attorno al mio palazzo tutta la tifoseria ,per niente a fatto calma, erano tutti muniti di fiaccole, arpioni, forconi e pale e al grido “il siriano alla forca” entrarono dal portone. Ero terrorizzato , nessuno arrivava in mio soccorso , anzi si poteva facilmente notare qualche poliziotto in mezzo alla folla urlatrice; corsi via dall’appartamento, i tifosi più esagitati erano già arrivati alle scale, io provai a gettare tutti i mobili che avevo nella stanza ma le mie “munizioni” presto finirono, questi si arrampicarono sui resti di quello che era il mobilio e dopo poco già erano arrivati al mio piano. Mi chiusi dentro l’appartamento ,ma la porta ebbe poca vita, corsi sul balcone  e mi misi in piedi sulla gronda, avevo migliaia di tifosi sotto di me che già stavano mirando con l’arpione alle mie carni, tifosi sul balcone che provano ad afferrarmi ; chiesi aiuto ma non arrivava nessuno , la folla urlatrice invocava un tuffo a candela sui forconi, mi misi a pregare ma non mi ricordavo neppure le parole, mi arresi quando sentii che le cicogne della gronda stavano cedendo e fui tirato dentro al balcone dai più facinorosi divenuti di colpo accoglienti.

Dovetti rinunciare agli stipendi arretrati, ai miei vestiti, alla macchina, all’appartamento, e dovetti promette di corrispondere alla società la somma vitalizia di 150.000,00 all’anno per poter andar via da quel luogo, oggi sono uno dei maggiori azionisti del Dartmonth , tutti gli anni mi arriva a natale una cassa di pesce ed una lettera con le migliorie della cittadina ma almeno sono vivo.

Un saluto a tutti e a presto

Rashid Abbas

 

 

IL MAESTRO DI VITA