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COMIGNOLI

Ecco la sezione dedicata la sommo maestro di vita, allenatore e ex calciatore Rashid Mohammed Abbas.

Speriamo presto ci regalerà un altro campitolo della sua storia!

CAPITOLI

IL MAESTRO DI VITA > GLI INIZI DELLA CARRIERA

CAPITOLO 1

 

La mia collaborazione con questo sito con l’intento di raccontare le mie esperienze di vita vissuta , sui campi di calcio e fuori ;si ha infatti un’opinione troppo superficiale sulla vita che fanno i calciatori , non tutti infatti sono i beniamini della serie A ,gli altri stanno nelle categorie inferiori e devono lottare per emergere oppure stanno in paesi ove il calcio è solo un passatempo o qualcosa di non importate.

Vi prego di scusare alcuni miei errori ,sono cittadino italiano da molto tempo ma non mi sono mai trovato a studiare la vostra lingua e soprattutto a scrivere in italiano, spero che anche lo staff capisca eventuali miei errori.

Il mio rapporto col lo studio è stato sempre difficile , ho studiato nel mio paese di origine fino a 12 anni , poi mi sono trasferito in Bulgaria dalla mia nonna, qui non ho avuto più la possibilità di studiare , vicino c’era solo una scuola femminile ,dove non mi hanno preso  malgrado i tentativi di mio padre che sosteneva che il ricamo e la cucina mi avrebbero aiutato nella vita. Io e i miei fratelli non abitavamo proprio con la nonna, ci occupavamo di lei ma stavamo nella roulotte in giardino , i miei genitori non c’erano mai, e così noi ci occupavamo anche della casa, io portavo al pascolo le pecore , non mi dispiaceva poi tanto ,mi divertiva , certo puzzavano come una fogna ma dopo un po’ si ci abituava e le trovavo simpatiche.

Nella roulotte non eravamo solo , oltre ai miei 7 fratelli più grandi, vi era un via vai di topi, che spesso sembrava che ci abitassero loro e che noi eravamo gli ospiti , io ero perfino riuscito ad ammaestrarne uno ,l’avevo chiamato Rudolf , era grigio e simpatico , spesso mi svegliava al mattino mordicchiandomi sulla testa , poi per un’infelice scherzo di mio fratello cuoco Yousaff ,l’ ho anche involontariamente mangiato.

Quando la nonna si ristabilì non ci volle più in casa e ci ritrovammo a dedicarci ad altre attività ,io mio trovai più spesso ad andare in paese a far compere e qui cominciai a giocare nelle giovanili della  Lokomotiv Pestera , il resto della mia carriera la conoscete e quindi non mi soffermerò su questo aspetto , ricordo che avevo una bicicletta con cui andavo al campo,  con un manico di scopa al posto del manubrio , fermava a stento e spesso in curva non girava ,un paio di volte i miei fratelli mi ,che non mi vedevano tornare ,mi venivano a riprendere sul bordo della scarpata la sera.

Pulivo lo stadio dopo le partite e durante la settimana rifacevo le strisce del campo con la cenere, e lo innaffio ogni tanto quando c’era l’acqua che serviva alla centrale atomica a valle , però né innaffiavo solo metà , la metà con l’erba, più in là il tubo non arrivava e poi il presidente diceva che per come giocava la sua squadra metà era più che sufficiente. C’erano degli aspetti positivi a vivere vicino ad una centrale atomica, nel laghetto c’erano delle trote grosse come alligatori, d’estate quando ci andavamo e spesso  ci capitava di prenderne una, erano molto saporite e saziavano lo stomaco per giorni.

Della mia esperienza alla Lokomotiv Pestera ricordo che oltre al presidente anche l’allenatore aveva un non so che di curioso , faceva allenare i giocatori con i numeri pari i giorni pari e quelli con i numeri dispari i giorni dispari , eppure non eravamo in tanti, prima della partita dovevamo baciare gli scarpini del portiere e quando si vinceva (molto raramente) offriva da bere a tutti o con la vodka o con la benzina insomma quello che c’era; non ricordo di aver mai giocato una partita dal primo minuto , lui diceva che” Abbas non è buona cosa”, mi faceva entrare solo dopo il 60°; non cambiavamo mai schema  se non dopo le espulsioni, facevamo sempre i nostri 4 schemi di attacco che conoscevano anche i pali della porta .Di lui però si può dire che era un uomo onesto e spesso era più saggio quando beveva che quando era sobrio, spesso di raccontava di quando in guerra è stato evirato passando sotto un filo spinato in una trincea, e di quando la moglie l’ ha lasciato per rinchiudersi in un convento , che poi convento non era ,ma lui lo chiamava così e non lo contraddicevamo . somigliava molto all’allenatore che ho avuto in Italia al Torpagnotta calcio ma questa è un’altra storia che racconterò più in là se avrete la pazienza di ascoltarmi.

Un saluto a tutti e a presto

Rashid Abbas

 

IL MAESTRO DI VITA